La malaria è una malattia infettiva che colpisce l’uomo ed è trasmessa dalla puntura di una zanzara femmina del genere Anopheles infettata da un parassita chiamato Plasmodium.

Il termine malaria deriva dall’italiano medievale “mal aria”, che significa “aria cattiva”. In passato si pensava infatti che la malattia fosse causata dai vapori malsani provenienti da paludi e stagni, che spesso erano associati alla diffusione della malattia.
Come avviene la trasmissione della malaria?

Il ciclo biologico del Plasmodium (protozoo parassita) si svolge in due ospiti obbligati: un vertebrato (ospite intermedio) e una zanzara femmina del genere Anopheles, (ospite definitivo) il vettore della malattia.
Le specie di zanzara Anopheles sono più di 400, di queste circa 60 sono in grado di trasmettere la malaria e 30 rappresentano i vettori più importanti nella trasmissione della malattia. Le zanzare del genere Anopheles pungono soprattutto al tramonto e durante la notte. Proprio in queste ore, nelle zone in cui la malaria è diffusa, il rischio di contrarre la malattia è maggiore
Quando una femmina di zanzara Anopheles assume un pasto di sangue da un essere umano portatore di una forma sessuata del parassita (sporozoita), nel giro di pochi giorni o settimane, a seconda della temperatura esterna, si infetta a sua volta.
Dopo essersi riprodotto all’interno della zanzara, il plasmodio migra verso le ghiandole salivari dell’insetto che, pungendo un altro essere umano, inietta e trasmette il parassita.
Una volta all’interno dei globuli rossi umani, lo sporozoita si sviluppa eludendo il sistema immunitario, raggiunge il fegato e qui si riproduce in 1 -2 settimane.
Ogni cellula epatica che contiene il parassita, rompendosi si riversa nel sangue e il suo contenuto raggiunge i globuli rossi dell’individuo. I globuli rossi infetti rompendosi a loro volta, amplificano l’infezione in 48 – 72 ore.
Di questi parassiti, alcuni non si moltiplicano ma raggiungono il midollo osseo umano dove si riproducono per 11 giorni, poi si riversano in circolo in attesa di infettare un’altra zanzara tramite puntura.
Diffusione della Malaria nel mondo

Circa metà della popolazione mondiale vive in aree a rischio di malaria, in particolare nei Paesi più poveri.
La situazione più grave si registra in Africa, dove si concentra il maggior numero di casi e di decessi. In altre regioni del mondo, come il Sud-Est asiatico, il Medio Oriente, l’Asia centrale, il Pacifico occidentale e l’America centrale e meridionale, la malaria è presente ma con livelli di diffusione diversi.
Nelle zone in cui la malaria è molto diffusa, gli adulti possono sviluppare nel tempo una protezione parziale contro la malattia. Questa protezione non impedisce l’infezione, ma riduce il rischio di forme gravi.
Per questo motivo, i bambini sotto i 5 anni sono i più colpiti e rappresentano la maggior parte dei decessi, perché non hanno ancora sviluppato una difesa immunitaria. Anche le donne in gravidanza sono particolarmente a rischio: la malaria può causare anemia grave, problemi alla crescita del bambino e, nei casi più gravi, la morte della madre o del feto.
I danni più gravi si verificano durante le epidemie, che possono essere favorite da spostamenti di popolazione, alluvioni, instabilità politica, cambiamenti ambientali, mancanza di controllo delle zanzare e da sistemi sanitari deboli o con poche risorse.
Negli ultimi anni, però, la diffusione della malaria è notevolmente diminuita grazie ai programmi di prevenzione e controllo promossi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e da numerose organizzazioni internazionali.
Situazione nei Paesi a clima temperato
Nei Paesi a clima temperato, dove la malaria non è endemica, la possibilità che la malattia torni a diffondersi localmente è oggi considerata estremamente bassa, anche se si registrano casi importati e sono presenti zanzare in grado di trasmetterla.
Nelle aree dove la malaria è poco diffusa, invece, tutte le persone, indipendentemente dall’età, hanno lo stesso rischio di ammalarsi gravemente.